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Il G7 pianifica di realizzare una speciale task force, il cui compito sarà quello di definire in che modo le banche centrali potranno regolamentare le criptovalute, come la recentemente annunciata Libra di Facebook, al fine di proteggere i consumatori ed impedire il riciclaggio di denaro.

Francois Villeroy de Galhau, l'attuale governatore della Banca di Francia, ha a tal proposito commentato:

"Il nostro obiettivo è quello di rimanere aperti all'innovazione, introducendo tuttavia norme ben definite. È nell'interesse di tutti."

Questa task force verrà guidata da Benoit Coeure, membro del consiglio d'amministrazione della Banca Centrale Europea.

Le reazioni dei governi internazionali all'annuncio di Libra sono state immediate. Maxine Waters, membro del Comitato per i Servizi Finanziari della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti, ha richiesto l'interruzione del progetto fino a che "gli organi di regolamentazione non avranno avuto l'opportunità di esaminare potenziali problematiche e prendere una decisione a riguardo".

Bruno Le Maire, Ministro francese dell'Economia e delle Finanze, ha invece affermato che la criptovaluta di Facebook "non può e non deve" diventare una moneta sovrana. A suo parere infatti Libra sfida la sovranità dei governi, in quanto possiede attributi che "dovrebbero rimanere nelle mani degli Stati e non passare ad aziende private, che rispondono ad interessi privati."

La Reserve Bank of Australia non pensa invece che Libra rappresenti una minaccia per la stabilità economica nazionale: finché il sistema finanziario locale funzionerà in maniera efficiente, spiega l'istituzione, è improbabile che le criptovalute vengano adottate su larga scala.

Di Thomas Simms

 

Negli ultimi anni Napoli ha più volte dato prova di essere una città orientata al futuro, introducendo importanti innovazioni in ambito amministrativo ma rimanendo sempre ancorata alla sua ricca cultura e tradizione.

È già passato un anno dalla fondazione a Napoli di uno speciale gruppo di lavoro volto a proporre, elaborare ed eventualmente attuare progetti basati sulla tecnologia blockchain. Quali traguardi sono stati conseguiti da allora, e quali sono invece gli obiettivi per il futuro?

Abbiamo discusso con Felice Balsamo, coordinatore per il Comune di Napoli del progetto Napoli Blockchain. Gli abbiamo posto varie domande riguardo a questa inusuale ma emozionante iniziativa: ecco le sue risposte.

COINTELEGRAPH: Quando e in che contesto nasce l'idea di creare una blockchain napoletana, nell'ambito della Pubblica Amministrazione?

BALSAMO: L’idea nasce nel 2017, quando tentammo di far capire all’amministrazione questo nuovo paradigma della trasparenza e della gestione dei dati chiamato blockchain. Parliamo di Napoli, terza città d’Italia per numero di abitanti, la cui gestione non sempre è facile, per via della macchina amministrativa che si ha dietro un comune di queste dimensioni. Oltretutto, è stato difficile trovare un assessorato di competenza: ad esempio, per le criptovalute si può usare l’Assessorato al bilancio, per la registrazione di documenti su blockchain l’Assessorato alla legalità, ma è complicato trovare un assessorato che porti avanti l’iniziativa nel suo complesso.

Si è risolto nell’aprile 2018, poiché il Sindaco Luigi de Magistris e Vicesindaco, Enrico Panini, hanno deciso di intestarsi il progetto e lanciare una call pubblica per reclutare volontari che ci aiutassero a trovare quelle competenze specifiche sulla blockchain assenti tra i ranghi dell’amministrazione pubblica. In un mese, fino a maggio 2018, abbiamo ricevuto varie richieste, un centinaio dal settore legale e da commercialisti, un centinaio di sviluppatori e altrettanti divulgatori (studenti, amanti della materia, ecc..).

COINTELEGRAPH: Quali obiettivi a lungo termine vi siete posti? Avete realizzato dei passi concreti in questa direzione, o è ancora tutto fermo? Cosa esiste oggi, a circa un anno dalla nascita del team che lavora sul progetto?

BALSAMO: Lo scopo che ci eravamo posti all’inizio era studiare il fenomeno, senza alcuna “applicazione reale” a breve termine, ma andando avanti si è scelto di tentare la via dell’implementazione. Le proposte emerse dal nostro gruppo di lavoro sono state tantissime, ma si è scelto di soffermarsi su quelle più semplici da applicare e da spiegare ai funzionari e agli amministratori: bisogna tenere a mente che la macchina amministrativa deve poter assorbire l’uso e i vantaggi della tecnologia, che va illustrata e alla quale bisogna prendere la mano, cosa non sempre facile.

Tra le proposte del gruppo si sono scelti quattro argomenti, che sono sfociati in altrettanti tavoli di lavoro:

Gruppo Trasparenza, che si occupa della certificazione di documenti su blockchain e della possibilità di rendere la macchina amministrativa più “visibile” al cittadino. Il primo passo concreto, grazie a uno dei dirigenti, consiste nella memorizzazione dei dati su blockchain Ethereum di studenti e famiglie che accedono alle cosiddette “cedole librarie”, ovvero buoni sconto per famiglie a basso reddito con figli a scuola tramite il TTS (vedi sotto).

Gruppo Criptovalute, che cura i contatti con associazioni di categoria per far capire che si può pagare in cripto, per fare formazione con le attività sul territorio. Inoltre, il gruppo di lavoro ha creato una piattaforma open source che già permette di pagare in Bitcoin, e si è pronti anche per Litecoin ed Ethereum. Hanno palesato interesse al sistema di pagamento circa 263 attività commerciali che hanno fatto richiesta, abbiamo già fatto formazione a 40 circa di queste che nei prossimi mesi entreranno nel sistema, e infine 5 che materialmente accettano criptovalute come mezzo di pagamento.

Gruppo Token (TTS): questo gruppo si occupa di lavorare sul token TTS, ovvero “Token temporaneo di sconto”. Questo funziona a tutti gli effetti come una moneta complementare su blockchain, in cui 1€ è uguale a 1 TTS, ma non vi è convertibilità euro-token. Esso funge da buono sconto: su un conto da 20 euro, ad esempio, si potrà pagare 18 euro e 2 TTS. Per guadagnare token bisogna compiere attività “virtuose”, come gettare i rifiuti da smaltire presso gli appositi centri di raccolta, compiute le quali vengono trasferiti un certo numero di token al cittadino. Nodi e wallet sono già pronti e nelle prossime settimane 100 cittadini potranno sperimentarlo direttamente. Per dare alcuni numeri, quando un cittadino si iscrive al servizio di refezione scolastica, di cui il progetto coinvolgerà 20.000 famiglie, assegneremo 15 TTS a testa, per un’emissione complessiva di 300.000 token.

Il progetto del TTS nasce in collaborazione con Università Parthenope di Napoli, che gestisce la parte informatica dei nodi della blockchain privata, mentre ANM (Azienda Napoletana Mobilità), la nostra azienda di trasporto pubblico, ha reso disponibile i server fisici per la gestione della blockchain, del wallet e delle transazioni che stanno alla base del token.

Gruppo Votazione, in collaborazione con il CNR. Alle volte, i comuni possono scegliere di consultare i loro cittadini con referendum consultivi su questioni importanti, ma la macchina organizzativa è a carico del comune stesso; spesso questo esercizio di democrazia è impedito dai costi dell’operazione (seggio, scrutatori, vigilanza delle forze dell’ordine). Con la votazione elettronica, invece, questi problemi possono essere risolti o perlomeno attenuati. Tenteremo di installare una “cabina elettorale”, presso l’ufficio anagrafe del Comune di Napoli, al cui interno ci sarà un PC tramite il quale si potrà votare; i risultati vengono salvati su blockchain e sono immediatamente visibili a conclusione delle operazioni di voto. E’ quasi a costo zero ma bisogna tenere a mente che il tutto è in fase sperimentale, sia sotto il profilo tecnico che legale.

COINTELEGRAPH: Referendum su Autonomia della città e moneta complementare locale. Che rapporto tra blockchain e autonomia politica?

BALSAMO: In realtà esiste un vero e proprio Dipartimento del comune di Napoli, chiamato “Napoli Città Autonoma” e retto da Flavia Sorrentino, delegata dal Sindaco. Siamo in fase di cambiamento dello statuto della città per rendere Napoli autonoma, è un progetto più ampio della blockchain ma che la utilizza per lo scopo politico dell’autonomia.

Per farle un esempio, abbiamo sottoscritto un accordo con i negozi Carrefour grazie al quale, oltre al prezzo, sarà indicata sugli scaffali la localizzazione della produzione “Made in Naples” dei prodotti, mentre sullo scontrino emesso dai centri Carrefour di Napoli e provincia, viene già indicata la spesa in prodotti campani, legheremo queste spese a una premialità, magari usando sempre il Token Temporaneo di Sconto, nella sua versione definitiva. Insomma, premialità diffuse per acquisti locali. Oltre a questo c’è la prospettiva di un’autonomia fiscale dallo Stato centrale, di un’autonomia scolastica...il discorso è ampio.

COINTELEGRAPH: Vorrei ricordarle che ogni moneta complementare, per definizione, ha bisogno di un sottostante, di una liquidità che ne garantisca il valore. Il Comune di Napoli ha i fondi per poterlo fare?

BALSAMO: In realtà la problematica non si pone, perché i negozi che accettano il TTS al momento non possono né spenderli né trasferirli: in un certo senso, è come se fossero in un “programma fedeltà” per i loro clienti, ragione per cui accettano di trattenere il token, per adesso. In futuro si prospetta qualunque tipo di scenario, si figuri che ci sono pervenute proposte da tour operator americani e giapponesi di prim’ordine, relative all’acquisto di TTS. Questi soggetti ci hanno chiesto se fosse possibile acquistare i token per darli ai propri clienti una volta giunti a Napoli, come una sorta di “regalo di benvenuto”. Questo per farle capire che la situazione è molto dinamica e non sappiamo ancora le precise finalità di questo progetto, se non che è votato all’autonomia della città e alla creazione di un circuito economico locale.

COINTELEGRAPH: Durante l'ultimo evento pubblico del 15 dicembre 2018, il Sindaco De Magistris ha ribadito il suo interesse per le criptovalute e la blockchain, citando la creazione del team blockchain Napoli come frutto di questo suo interesse. Che ruolo gioca la volontà politica in questo progetto? Pensa che, in caso di mutata volontà politica, il progetto riuscirà a rimanere in piedi?

BALSAMO: Le faccio notare che ho nominato varie università ed enti ma non direttamente il Comune di Napoli; questo perché, sul lungo termine, saranno gli Enti esterni che possiedono i nodi a gestire l’emissione di Token, non il Comune. L’idea su cui stiamo ragionando è quella di creare una Fondazione composta da enti pubblici e privati (Università, CNR, Associazioni di Categoria..) che diversifichi il rischio e decida come creare i token. Il Comune funge da partner e iniziatore della cosa, ma in caso di mutata volontà politica in questo modo il progetto ha maggiori chance di restare in piedi, ci tengo a sottolineare che si sono avvicinati a noi soggetti come le università e le associazioni di categoria che non hanno connotazione politica o che comunque non sono legate a doppio filo alle sorti dell’amministrazione.

L’emissione dei token oggi è in capo ad ANM, che è partecipata al 100% dal Comune di Napoli ed è quindi dipendente dal Comune, ma l’obiettivo è spostare il baricentro verso l’esterno. Mi preme sottolineare che tutti questi soggetti coinvolti, università, associazioni di categoria, sono spesso in competizione tra loro per risorse e progetti, quindi a volte è difficile riconciliare tutti sotto la stessa bandiera ma ci stiamo provando. Per rispondere alla sua domanda, se il Sindaco De Magistris a conclusione del mandato, per qualunque motivo, non fosse nuovamente Primo Cittadino, ci auguriamo di riuscire a mettere in piedi una realtà autonoma.

COINTELEGRAPH: Vuole aggiungere qualcosa, qualche anticipazione per i nostri lettori?

BALSAMO: Con molto piacere. Posso anticipare sin da ora che il 12 giugno si terrà a Napoli un evento con la collaborazione e il sostegno dell’Ordine dei Commercialisti ed Esperti Contabili di Napoli, proprio sul tema blockchain e Criptovalute; per il mese di settembre, invece, stiamo provando a organizzare un Hackaton con l’Università di Napoli Federico II, su scala nazionale su blockchain e criptovalute forse presso il complesso monumentale di San Domenico Maggiore e abbiamo già contatti con diversi sponsor, ma ovviamente ogni aiuto è gradito. Infine, sempre a settembre abbiamo in programma un convegno su cosa “NON è la blockchain”.

In breve eravamo solo in tre a crederci, sindaco, vicesindaco e il sottoscritto e ora invece abbiamo esperti del settore ed enti pubblici che vogliono aderire al progetto. In queste ore anche altri dipartimenti della Parthenope e della Federico II hanno fatto richiesta e abbiamo una lunga collaborazione con docenti dell’Università Vanvitelli della Campania o altri Comuni con cui a giorni inizieremo una fase di formazione ed “esportazione” del nostro metodo lavorativo.

Di Joseph Insirello

 

 

Il possesso delle criptovalute comporta l’obbligo di monitoraggio fiscale? Le criptovalute, definite anche valute digitali, non possono essere considerate valute in senso tecnico poiché non sono emesse da una banca centrale e non hanno corso legale. Esse sono il risultato di un algoritmo e gli scambi avvengono fino a quando il mercato li qualifica come strumenti di pagamento.

Il monitoraggio fiscale, come noto, è regolamentato dall’articolo 4, D.L. n. 167/1990 e l’adempimento tributario più consueto è rappresentato dalla compilazione del quadro RW della dichiarazione dei redditi.

Dalle istruzioni ministeriali si evince che l’obbligo di compilazione è subordinato dalla potenziale produzione di reddito imponibile in Italia delle attività o investimenti detenuti all’estero. Infatti, le istruzioni recitano che “gli investimenti sono i beni patrimoniali collocati all’estero e che sono suscettibili di produrre reddito imponibile in Italia” e che “le attività estere di natura finanziaria sono quelle attività da cui derivano redditi di capitale o redditi diversi di natura finanziaria di fonte estera”.

La precisazione dell’Agenzia delle entrate
Con una risposta a una istanza di interpello, l’Amministrazione finanziaria ha fornito ulteriori precisazioni relativamente ai redditi che i bitcoin possono generare e soprattutto alla loro rilevanza ai fini del monitoraggio fiscale.
In sintesi, viene confermato che, quando la persona fisica, al di fuori dell’attività d’impresa, cede valuta virtuale a pronti, non produce un reddito, a meno che, come previsto dal comma 1-ter dell’art. 67 del T.U.I.R, la giacenza media del deposito (i cosiddetti wallet) non superi un controvalore di euro 51.645,69 per almeno sette giorni lavorativi continui nel periodo d’imposta.

Al contrario, se la cessione è effettuata mediante un contratto finanziario a termine, non sussiste il vincolo del superamento della giacenza media e pertanto secondo il Comma 1, lett. c-quater), dell’art. 67 del T.U.I.R. si potrebbe realizzare un reddito imponibile dato dalla plusvalenza tra costo di cessione e quello di acquisto.

Per quanto riguarda gli obblighi di monitoraggio fiscale, l’Amministrazione finanziaria ritiene che anche le valute virtuali devono essere oggetto di comunicazione attraverso il citato quadro RW.

Secondo l’Agenzia, infatti, la ratio è da ricercare nel fatto che alle valute virtuali “si rendono applicabili i principi generali che regolano le operazioni aventi ad oggetto valute tradizionali nonché le disposizioni in materia di antiriciclaggio”. Inoltre, sostiene l’Agenzia, nel quadro RW, alla colonna 3 (“codice individuazione bene”) dovrà essere indicato il codice 14 – “Altre attività estere di natura finanziaria”, mentre “il controvalore in euro della valuta virtuale detenuta al 31 dicembre del periodo di riferimento deve essere determinato al cambio indicato a tale data sul sito dove il contribuente ha acquistato la valuta virtuale. Negli anni successivi, il contribuente dovrà indicare il controvalore detenuto alla fine di ciascun anno o alla data di vendita nel caso di valuta virtuale vendute in corso d’anno”.

I principali dubbi sulla risposta dell’Agenzia
Il documento in esame assume particolare importanza poiché chiarisce la posizione dell’Amministrazione finanziaria sulla rilevanza delle criptovalute ai fini degli obblighi di monitoraggio fiscale previsti dal decreto legge n. 167/90, prevedendo per tutti i soggetti che detengono in generale criptovalute al di fuori del circuito degli intermediari residenti, l’obbligo di monitorare detti investimenti nel quadro RW della dichiarazione dei redditi stante l’inclusione, come precisato nella circolare n. 38/E/2013, delle valute estere tra le attività finanziarie estere.

Una prima conseguenza di questa posizione purtroppo non chiarita nella risposta dell’Agenzia è che dovrebbero essere esclusi dall’obbligo di indicazione nel quadro RW gli investimenti detenuti per il tramite di intermediari italiani. Inoltre, nell’interpello non è chiaro se possa applicarsi la soglia di ammontare massimo di giacenza registrato nel corso dell’anno, (15.000 euro), il cui mancato superamento comporta l’esonero dal monitoraggio di conti correnti e depositi bancari.

Conclusioni
La mancanza di una specifica regolamentazione delle criptovalute genera incertezza circa l’obbligo di compilazione del quadro RW anche se il contribuente può comunque indicare dei dati ai fini del monitoraggio. Per contro, stante l’elevato grado di incertezza normativa sulla materia, l’Agenzia delle Entrate conclude a favore dell’inapplicabilità delle sanzioni che dovessero derivare da comportamenti difformi da quelli individuati come corretti, posti in essere dai contribuenti negli anni passati.

Di Massimo D’Amico